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Commodore

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Commodore è stata una delle aziende simbolo dell’home computer, decisiva con PET, VIC-20, Commodore 64 e Amiga nella diffusione dell’informatica domestica.

Profilo editoriale

La storia

Commodore nacque come Commodore Portable Typewriter, Ltd. a Toronto nel 1958, fondata da Jack Tramiel e Manfred Kapp dopo alcune esperienze nel commercio e nella riparazione di macchine da scrivere. Prima di diventare uno dei nomi centrali dell’informatica domestica, l’azienda attraversò mercati molto diversi: macchine da scrivere, calcolatrici meccaniche, calcolatrici elettroniche e componenti. Il passaggio decisivo arrivò negli anni Settanta, quando Tramiel comprese che per sopravvivere alla concorrenza giapponese nelle calcolatrici serviva controllare anche la tecnologia interna. L’acquisizione di MOS Technology nel 1976 portò dentro Commodore competenze fondamentali sui microprocessori, compreso il MOS 6502, uno dei chip chiave dell’era 8 bit.

Nel 1977 Commodore entrò nel mercato dei personal computer con il PET, presentato accanto a macchine come Apple II e TRS-80. Il PET era pensato per scuole, uffici e primi utenti domestici, con monitor, tastiera e registratore integrati in una forma compatta e riconoscibile. Ma fu con VIC-20 e soprattutto Commodore 64 che l’azienda raggiunse il pubblico di massa. Lanciato nel 1982, il C64 univa prezzo aggressivo, chip grafico VIC-II, audio SID e una distribuzione molto ampia anche fuori dai canali informatici tradizionali. La filosofia di Tramiel, spesso riassunta nella frase “computers for the masses, not the classes”, non era solo marketing: Commodore cercava davvero di portare l’informatica in casa a un prezzo più basso dei concorrenti.

Il periodo di massimo impatto coincise con la prima metà degli anni Ottanta. VIC-20 fu uno dei primi computer a superare il milione di unità vendute, mentre il Commodore 64 divenne il computer singolo più venduto della storia, con stime generalmente collocate tra 12 e 17 milioni di unità. Per molti utenti europei, italiani compresi, il C64 fu la porta d’ingresso al videogioco domestico, alla programmazione BASIC, alle riviste con listati, alle cassette, ai floppy 1541 e a una scena software enorme. Attorno alla macchina nacquero migliaia di giochi: Impossible Mission, The Last Ninja, International Karate, California Games, Bubble Bobble, Turrican, Maniac Mansion, Elite, Summer Games e molti altri. Commodore non era solo hardware: era un ecosistema popolare, economico, caotico e creativo.

Nel 1984 Jack Tramiel lasciò Commodore dopo contrasti interni con Irving Gould e passò poco dopo ad Atari, trasformando la rivalità tra le due aziende in uno degli snodi più curiosi della storia dei microcomputer. Commodore acquistò Amiga Corporation nel 1984 e lanciò Amiga 1000 nel 1985. L’Amiga portava multitasking preemptive, grafica avanzata, audio stereo campionato e un’architettura basata su chip custom come Agnus, Denise e Paula. Con Amiga 500, uscito nel 1987, quella tecnologia arrivò davvero nelle case europee. Per giochi, grafica, musica, demoscene e video amatoriale, l’Amiga divenne una macchina di culto, sostenuta da titoli come Shadow of the Beast, The Secret of Monkey Island, Sensible Soccer, Lemmings, Another World, Turrican II, Lotus Esprit Turbo Challenge, Cannon Fodder e molti altri.

La forza di Commodore fu anche la sua debolezza. L’azienda seppe vendere macchine straordinarie a prezzi aggressivi, ma spesso faticò a costruire una strategia coerente nel lungo periodo. Dopo l’uscita di Tramiel, la gestione fu segnata da conflitti, lentezze, prodotti sovrapposti e difficoltà nel rispondere alla crescita dei PC IBM compatibili e delle console giapponesi. Amiga rimase tecnicamente amata, soprattutto in Europa, ma gli aggiornamenti arrivarono troppo lentamente e la linea non riuscì a tenere il passo del mercato. Il CDTV e l’Amiga CD32 furono tentativi interessanti ma tardivi, incapaci di salvare l’azienda.

Commodore dichiarò bancarotta nel 1994 e venne liquidata; gli asset passarono poi a Escom nel 1995, aprendo una lunga e frammentata storia di marchi, licenze e tentativi di rilancio. La sua eredità, però, resta enorme. Commodore portò il computer in milioni di case, rese familiare l’idea di programmare e giocare sulla stessa macchina, diede alla scena europea una piattaforma comune e costruì due miti diversi ma complementari: il Commodore 64 come macchina popolare dell’8 bit e l’Amiga come computer creativo, audiovisivo e ancora oggi amatissimo.

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