Recensione
LucasArtsCommodore Amiga 500Microsoft MS-DOS1991

Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge

Il seguito che alzò l’asticella dell’avventura grafica LucasArts, più ricco, più brillante e ancora più imprevedibile.

Di Marco Finelli 16 aprile 2021Tempo di lettura: 4 min.
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Una grossa voragine, Guybrush appeso ad una corda ed Elaine che si cala giù in suo soccorso, ma prima vuole sapere come si sia ficcato (per l’ennesima volta..) nei guai. Inizia così il seguito del bellissimo Monkey Island. E stenterete a crederlo, LucasArts è riuscita a migliorare un gioco pressoché perfetto. Ma procediamo con ordine.

Dopo l’introduzione, dove vedrete due simpatiche scimmiette ballare il tema principale di Monkey Island, la vostra avventura inizierà con Guybrush seduto intorno ad un falò in compagnia di due pirati, i quali per l’ennesima volta si troveranno costretti a sorbirsi il racconto di come è stato sconfitto e ucciso il pirata fantasma LeChuck.

Terminato il racconto, Guybrush si dirigerà verso il cuore dell’isola di Scabb ed è qui che incontrerà per la prima volta Largo LaGrande, lo scorbutico pirata fedele a LeChuck che ha imposto un embargo sull’isola. Dopo la divertentissima scenetta, nella quale Guybrush verrà saccheggiato di ogni suo avere, comincerà a tutti gli effetti la vostra avventura.

In questo secondo capitolo, sarete impegnati alla ricerca del leggendario tesoro di Big Whoop. Inutile dire che sarà un’impresa tutt’altro che facile, anche perché a causa della sua proverbiale ingenuità, Guybrush commetterà un grave errore mostrando a Largo la barba vivente di LeChuck come prova della sua uccisione. Largo la toglierà di mano al nostro prode e grazie ad un rito voodoo il temibile pirata fantasma tornerà in vita (?) smanioso come non mai di vendicarsi del suo nemico giurato.

Tutto mentre l’ignaro protagonista ne combinerà di tutti i colori.

Ogni luogo che visiterete in questa opera videoludica rimarrà scolpito nelle vostre menti, è tutto dannatamente affascinante e l’atmosfera piratesca si annusa in ogni dove. A distanza di anni il feeling è rimasto intatto, mettendosi davanti al PC sembra di tornare indietro al 1991, anno di rilascio dell’ultima fatica di Ron Gilbert (purtroppo, finito questo episodio, il designer abbandonerà LucasArts).

Tutto è così maledettamente perfetto, epici i personaggi, a cominciare da alcune vecchie conoscenze come la Signora Voodoo o il buffo venditore Stan, a nuove comparse come lo sfortunato Wally o il carismatico capitano Dread per finire all’odiosa signora della biblioteca o la spassosa guardia di Phatt Island e tanti altri ancora da scoprire e gustare.

Che dire poi del design delle ambientazioni? I 256 colori della versione VGA sono una vera gioia per gli occhi, ma anche la versione Amiga vi delizierà con un comparto tecnico di tutto rispetto, nonostante i 32 colori su schermo (per i puristi ce ne sono circa il doppio, ma va detto che gli altri sono impiegati solo per gli oggetti dell’inventario) non vi accorgerete quasi della differenza.

Certo, le varie animazioni dei fondali e la parallasse sono andati persi, ma era impossibile pretendere di più dai 7Mhz del Motorola del computer Commodore che, purtroppo, inizia a palesare tutti i suoi limiti con una lentezza che va a ripercuotersi sul ritmo del gioco (sicuramente meglio che in Indiana Jones and the Fate of Atlantis, tuttavia consiglio di giocarlo almeno su un Amiga 1200 dove risulterà molto più fluido e veloce).

Stesso discorso vale per il comparto audio, nonostante qui l’Amiga la faccia da padrone a livello qualitativo, su MS-DOS il famoso iMuse fa il suo lavoro egregiamente associando ad ogni ambientazione un proprio accompagnamento musicale e tutta una serie di effetti sonori non presenti nella macchina Commodore.

Detto questo, se vorrete gustarvelo appieno, la scelta pare obbligata, soprattutto se su Amiga non siete in possesso di un hard disk, in questo caso sappiate che l’esperienza potrebbe diventare decisamente frustrante. Ma se siete proprio dei nostalgici e cambiare due o tre dischi per caricare un’animazione o un motivetto non vi spaventa, buona fortuna!

Monkey Island 2 LeChuck Revenge Amiga
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge MS-DOS
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge Amiga
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge MS-DOS
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge Amiga
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge MS-DOS
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge Amiga
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Monkey Island 2 LeChuck Revenge MS-DOS
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Al di là che i successivi capitoli vi siano piaciuti o meno, è innegabile che l’abbandono di Ron Gilbert rappresenti un punto di svolta per la serie e, ahimè, lo è in negativo. I vari seguiti, infatti, rappresentano un notevole passo indietro sia come storia che come atmosfera, soprattutto lo scadente quarto capitolo che di fatto è la pietra tombale della saga di Monkey Island.

Discreti, invece, gli episodi di Tales of Monkey Island della Telltale Games, dove si vede la mano di Dave Grossman, un membro del team che ha lavorato sui primi due Monkey. Ma la stragrande maggioranza degli appassionati aspetta ancora il vero terzo capitolo a cura dell’unico e vero padre della serie..

Monkey Island 2, come detto all’inizio, è sicuramente il capitolo più bello della serie. Le sue gags, i suoi personaggi strampalati, le situazioni incredibili alle quali andrete incontro e gli enigmi spassosissimi contribuiranno a farvelo amare e a divertirvi per tutta la durata dell’avventura. Per quei pochi che ancora non lo avessero giocato, il mio consiglio è di recuperarne una copia al più presto, farete sicuramente un favore a voi stessi.

E se proprio non vi foste mai avvicinati a questa serie (ma dove avete vissuto?), recuperate anche il meraviglioso primo capitolo. Degli altri potrete farne decisamente a meno.. Parola di Guybrush!

10.0 Top
Verdetto

Il giudizio finale

Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge è LucasArts al massimo della sicurezza creativa: più ambizioso, più ricco e più imprevedibile del primo capitolo. La scrittura è affilata, gli enigmi sono memorabili e l’atmosfera alterna comicità, mistero e malinconia con un equilibrio quasi perfetto. È un’avventura che non si limita a far ridere, ma costruisce un mondo pieno di dettagli, deviazioni e momenti rimasti nell’immaginario collettivo. Un capolavoro del genere, ancora oggi difficilissimo da superare.

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