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Core Design

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Core Design è stata una software house britannica di Derby, ricordata per Rick Dangerous, Chuck Rock e soprattutto per la creazione di Tomb Raider.

Profilo editoriale

La storia

Core Design nacque a Derby, nel Regno Unito, nel maggio 1988, fondata da un gruppo di ex sviluppatori Gremlin Graphics tra cui Jeremy Heath-Smith, Chris Shrigley, Andy Green, Rob Toone, Terry Lloyd, Simon Phipps, Dave Pridmore, Kevin Norburn e Greg Holmes. In origine la società si chiamava Megabrite, ma già nell’ottobre dello stesso anno assunse il nome Core Design. Era una realtà figlia della scena home computer britannica di fine anni Ottanta: piccoli team, sviluppo rapido, grande familiarità con macchine diverse e una forte attenzione al mercato Amiga, Atari ST, Commodore 64, ZX Spectrum, Amstrad CPC e poi PC.

Il primo periodo di Core fu molto più vario di quanto la memoria legata a Lara Croft lasci immaginare. Rick Dangerous, uscito nel 1989, diede subito allo studio un’identità riconoscibile: action platform duro, ironico, pieno di trappole e costruito su un gusto avventuroso da serial cinematografico. A quel titolo seguirono Rick Dangerous 2, Corporation, Switchblade, Wolfchild, Thunderhawk, Chuck Rock, Heimdall, Soulstar e Bubba ’n’ Stix. Core non aveva una sola firma stilistica, ma sapeva muoversi tra platform, azione, avventura, simulazione arcade e produzioni tecnicamente ambiziose. Nei primi anni Novanta fu uno degli studi britannici capaci di accompagnare il passaggio dagli 8 bit ai 16 bit senza perdere completamente il proprio pubblico.

Nel 1994 Core entrò nell’orbita CentreGold e, nel 1996, passò a Eidos Interactive quando Eidos acquisì CentreGold, U.S. Gold e le società collegate. Proprio quell’anno arrivò Tomb Raider, sviluppato a Derby e pubblicato da Eidos. Il gioco, ideato da Toby Gard e costruito con il contributo di un piccolo team guidato anche da figure come Paul Douglas, trasformò Core da studio rispettato della scena britannica a nome centrale dell’era PlayStation. Lara Croft divenne un’icona globale, non solo videoludica: esplorazione 3D, tombe, enigmi ambientali, azione e una protagonista immediatamente riconoscibile diedero a Eidos il suo marchio più forte e a Core una visibilità enorme.

Il successo fu però anche una trappola produttiva. Tra 1997 e 2000 Core sviluppò Tomb Raider II, Tomb Raider III, The Last Revelation e Chronicles con ritmi molto serrati, mentre il personaggio di Lara Croft diventava sempre più grande del team che l’aveva creata. In parallelo lo studio lavorò anche a Fighting Force, Project Eden, Herdy Gerdy e Thunderhawk: Operation Phoenix, ma il suo nome rimase quasi completamente assorbito da Tomb Raider. Il passaggio a PlayStation 2 si rivelò difficile: Tomb Raider: The Angel of Darkness, uscito nel 2003 dopo uno sviluppo problematico, ricevette un’accoglienza critica deludente e segnò la perdita della serie da parte di Core. Eidos affidò infatti il futuro del franchise a Crystal Dynamics.

Dopo quell’episodio molti membri chiave lasciarono lo studio, mentre Core continuò con progetti minori come Smart Bomb per PSP e una proposta di remake del primo Tomb Raider, poi cancellata. Nel 2006 Eidos vendette personale e asset di Core Design a Rebellion Developments, mantenendo però il marchio Tomb Raider e le proprietà intellettuali principali. Lo studio divenne Rebellion Derby e continuò per qualche anno, fino alla chiusura nel marzo 2010.

L’eredità di Core Design è doppia. Da un lato è una software house britannica tipica della transizione home computer-console, con un catalogo più ampio e curioso di quanto spesso si ricordi. Dall’altro è lo studio che ha creato Lara Croft e ha portato Tomb Raider dentro l’immaginario pop degli anni Novanta. La sua storia racconta bene anche il prezzo di quel successo: una piccola cultura di sviluppo europea che, nel giro di pochi anni, si trovò a sostenere un’icona globale, fino a esserne quasi schiacciata.

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