A metà degli anni '90, l'epoca d'oro dei platform a 16-bit stava per cedere il passo alla rivoluzione poligonale. Eppure, proprio in quel momento di transizione, Disney Interactive decise di tentare l'azzardo più strano e affascinante della sua storia videoludica.
Dimenticate il rassicurante stile fanciullesco di World of Illusion o l'approccio classico di QuackShot. In questa avventura ci troviamo di fronte a un'operazione quasi sperimentale, un titolo che si stacca nettamente dalle produzioni precedenti, mostrando un lato inedito, cupo e quasi "maturo" della produzione Disney dell'epoca, intriso di voodoo, fango e humour nero.
Chi è Maui Mallard? Il papero che voleva essere Magnum P.I.
Per capire l'anima di questo gioco bisogna comprendere la natura del suo protagonista. Qui Paperino non interpreta se stesso nel suo classico universo di Paperopoli: agisce come un vero e proprio attore di Hollywood che recita una parte. Il personaggio che interpreta è Maui Mallard, un detective privato "medium-boiled" chiaramente ispirato al Thomas Magnum televisivo di Tom Selleck. Maui indossa una camicia hawaiana rossa, un cappellino blu ed è costantemente diviso tra il suo lavoro e il debole per le belle donne che finiscono regolarmente per spezzargli il cuore.
Le differenze con il Paperino classico sono radicali, sia nell'attitudine che nel look:
Il temperamento: Il Paperino che tutti conosciamo è celebre per i suoi catastrofici attacchi d'ira, i proverbiali saltelli di frustrazione e i pianti isterici (basti pensare a quando mangiava peperoncini in QuackShot su Mega Drive). Maui Mallard, al contrario, mantiene una calma cinica, un'ironia tagliente e un sangue freddo quasi imperturbabile, persino quando viene scaraventato dentro un vulcano attivo come sacrificio umano.
L'identità segreta: La trasformazione di Maui in Cold Shadow—un ninja bendato che brandisce un bastone Bo—si discosta completamente anche da Paperinik. Non c'è nulla di supereroistico o tecnologico; è una metamorfosi mistica e marziale legata ai segreti dell'isola.
Questa deviazione dal canone fu così netta che il reparto marketing di Disney negli Stati Uniti andò nel panico. Convinti che il nome di Paperino (Donald Duck) richiamasse un immaginario troppo infantile e poco "cool" per gli adolescenti alternativi degli anni '90, cancellarono ogni riferimento a Paperino dalla versione americana del gioco. Sulla copertina e nei manuali USA, il gioco divenne semplicemente Maui Mallard in Cold Shadow, spacciando il protagonista per un personaggio del tutto inedito.
L'Arte del Rodovetro: Quando il pixel incontra Mickey Mania
Visivamente, la versione SNES è un piccolo miracolo di pixel art tardiva, e il merito va a una precisa scelta produttiva. Se vi sembra che le animazioni abbiano qualcosa di incredibilmente familiare, non vi state sbagliando. La lavorazione delle movenze di Maui e dei nemici venne affidata a Creative Capers Entertainment, uno studio di animazione californiano composto da veterani fuoriusciti dai Walt Disney Feature Animation e dai Sullivan Bluth Studios.
Creative Capers applicò ai pixel lo stesso identico processo dei rodovetri tradizionali cinematografici, un binomio tecnico già sperimentato pochissimo tempo prima su un altro capolavoro dell'epoca: Mickey Mania: The Timeless Adventures of Mickey Mouse (1994).
I frame di animazione sono talmente fluid e numerosi da far impallidire la stragrande maggioranza dei platform a 16-bit. Maui e il suo alter ego ninja si muovono con una naturalezza d'altri tempi. I dettagli si sprecano: guardare il protagonista che scruta una mappa quando lo si lascia immobile, o che si massaggia il piede dolorante nel finto schermo di Game Over, dimostra una cura maniacale che si riscontra solo nelle produzioni animate di altissimo livello.
Questo approccio colloca il gioco in quella terra di mezzo stilistica occupata dai titoli di David Perry, come Earthworm Jim o Aladdin, dove la risposta ai comandi è leggermente fluttuante proprio a causa della complessità e della quantità dei frame di transizione del salto e della corsa.
Insetti Esplosivi e Colpi di Bastone: Il Dualismo del Gameplay
Il vero fulcro dell'esperienza risiede nella doppia identità del protagonista. Nelle prime battute controllerete Maui, armato di una pistola spara-insetti. Il bello del gunplay sta nella possibilità di raccogliere diversi tipi di cimici (da quelle normali a quelle fulminanti) e combinarle tra loro per ottenere colpi personalizzati e devastanti. Se si finiscono le munizioni, la pistola spara bolle d'aria completamente inutili: un tocco di classe che costringe a gestire le risorse con intelligenza.
La vera svolta arriva però dal secondo livello, quando il nostro papero indossa la tenuta da ninja e si trasforma in Cold Shadow. Da quel momento, il gameplay si spacca letteralmente in due. Cold Shadow combatte esclusivamente nel corpo a corpo usando un bastone Bo, con cui può concatenare combo spettacolari, arrampicarsi in sezioni verticali strette ed esibirsi in acrobazie letali.
Il level design dello SNES vi costringerà a passare continuamente da una forma all'altra tramite il consumo dei medaglioni Yin-Yang. Maui serve per il raggio d'azione e per dondolarsi con le liane; Cold Shadow serve per superare i passaggi più ostici e i combattimenti ravvicinati. Il controllo soffre a tratti della classica "inerzia fluttuante" tipica dei giochi Disney di quel periodo, ma una volta presa la mano ci si trova davanti a un gameplay incredibilmente stratificato.
Atmosfere sinistre firmate da un futuro Premio Oscar
I fondali sono ricchi di dettagli su più livelli di scorrimento parallattico, restituendo l'idea di giungle fumose, vulcani in eruzione e magioni infestate da maggiordomi fantasma.
Sul fronte sonoro siamo al cospetto di un capolavoro assoluto. La colonna sonora originale è stata composta da un giovane Michael Giacchino (sì, proprio colui che anni dopo avrebbe vinto l'Oscar per le musiche di Up e firmato le colonne sonore di Lost e The Batman). Su SNES, le tracce sono state adattate da Steve Duckworth, sfruttando al massimo il chip della console Nintendo per regalare melodie tribali, jazz funk e atmosfere sinistre che rimangono impresse nella mente fin dal primo ascolto.
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