Rainbow Arts
- Sviluppatore
- Publisher
Rainbow Arts è stata una delle software house tedesche più importanti tra anni ’80 e primi ’90, legata a C64, Amiga, Atari ST e alla saga di Turrican.
La storia
Rainbow Arts nacque nel 1984 a Gütersloh, in Germania, fondata da Marc Ullrich e Thomas Meiertoberens. In un mercato europeo ancora dominato dai microcomputer, la società iniziò con software per C64 e Amstrad CPC, per poi concentrarsi sempre più sui videogiochi. Nel 1986 entrò nell’orbita Rushware e, attraverso i legami con Softgold, poté contare su una struttura distributiva più ampia rispetto a molti piccoli studi tedeschi dell’epoca. Questo le permise di diventare, tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, uno dei nomi più riconoscibili della scena videoludica tedesca.
Il catalogo Rainbow Arts era fortemente legato a Commodore 64, Amiga e Atari ST, con qualche presenza anche su Amstrad CPC, PC e console. La società operava sia come sviluppatore sia come publisher, spesso raccogliendo talenti indipendenti e piccoli team esterni sotto un marchio comune. Questa natura ibrida fu una delle sue forze: Rainbow Arts non aveva un’unica scuola stilistica, ma una costellazione di autori e collaboratori capaci di portare energia tecnica, grafica e musicale dentro produzioni molto diverse. Tra i nomi più importanti legati alla sua storia compaiono Manfred Trenz, Chris Hülsbeck, Armin Gessert, Thomas Hertzler, Andreas Escher, Boris Schneider-Johne, Martin Gaksch, Teut Weidemann e Celâl Kandemiroğlu.
La notorietà internazionale arrivò anche attraverso giochi controversi. The Great Giana Sisters, pubblicato nel 1987, divenne celebre per la somiglianza troppo evidente con Super Mario Bros. e fu ritirato dal mercato dopo le pressioni di Nintendo. Katakis, sviluppato da Manfred Trenz, entrò a sua volta nella memoria degli appassionati come risposta europea a R-Type, tanto spettacolare quanto problematica sul piano dei riferimenti. Questi episodi raccontano bene l’epoca: un mercato meno regolato, una scena europea molto ambiziosa e piccoli team pronti a confrontarsi, talvolta frontalmente, con i modelli giapponesi.
Il vertice creativo fu Turrican. Nato dal lavoro di Manfred Trenz e poi sviluppato anche con Factor 5, Turrican trasformò l’action europeo in qualcosa di più ampio: esplorazione, armi spettacolari, livelli estesi, controllo potente e una colonna sonora di Chris Hülsbeck che divenne parte dell’identità stessa della serie. Turrican, Turrican II e Mega Turrican rappresentano ancora oggi il cuore della memoria Rainbow Arts, soprattutto per i giocatori Commodore 64 e Amiga. Accanto a quella saga, il catalogo includeva titoli come X-Out, Z-Out, Mad TV, Rock’n Roll, M.U.D.S., Logical, Spherical, Bad Cat e Grand Monster Slam, giochi spesso irregolari ma segnati da un’impronta tecnica e audiovisiva molto forte.
Il declino iniziò nei primi anni Novanta. I costi di sviluppo e distribuzione crescevano, il mercato si spostava verso PC, console e produzioni più grandi, mentre molti talenti tedeschi formatisi attorno a Rainbow Arts prendevano strade autonome. Armin Gessert avrebbe fondato Spellbound, Thomas Hertzler sarebbe diventato una figura centrale di Blue Byte, Julian Eggebrecht e altri collaboratori sarebbero confluiti nella storia di Factor 5. Nel 1999, dopo passaggi societari attraverso Rushware, Softgold e Funsoft, il marchio venne assorbito da THQ Deutschland e sparì progressivamente dalla scena pubblica.
L’eredità di Rainbow Arts è quella di una software house profondamente europea: meno ordinata dei grandi publisher giapponesi o americani, ma piena di energia, tecnica e personalità. Fu uno dei luoghi in cui la Germania costruì una propria identità videoludica, tra C64, Amiga, demoscene, grafica fantasy e colonne sonore memorabili. Per Retro-Gamers, il suo nome significa soprattutto Turrican, ma anche un’intera stagione in cui il videogioco tedesco cercava di parlare al mondo con i mezzi dei microcomputer.