Activision
- Publisher
Activision è uno dei publisher più importanti della storia del videogioco, nato dagli ex programmatori Atari e diventato il primo grande nome third-party per console.
La storia
Activision nacque negli Stati Uniti nel 1979, a Sunnyvale, in California, da una rottura destinata a cambiare l’industria. David Crane, Alan Miller, Bob Whitehead e Larry Kaplan erano programmatori Atari scontenti del modo in cui l’azienda trattava gli autori dei giochi: niente crediti pubblici, niente riconoscimento creativo, nessuna partecipazione diretta al successo commerciale delle cartucce. Insieme a Jim Levy, dirigente con esperienza nel mondo discografico, fondarono una società pensata per sviluppare e pubblicare giochi per Atari VCS, poi Atari 2600, senza essere Atari. Era un’idea quasi rivoluzionaria: Activision divenne il primo grande publisher indipendente per console, aprendo la strada al concetto moderno di sviluppatore third-party.
Il suo primo impatto fu tecnico, commerciale e culturale. Le cartucce Activision avevano confezioni riconoscibili, manuali più curati e soprattutto davano visibilità ai programmatori, trattati come autori. Giochi come Dragster, Boxing, Fishing Derby e Checkers prepararono il terreno, ma furono Kaboom!, River Raid, H.E.R.O. e soprattutto Pitfall! di David Crane a fissare l’identità della compagnia. Su Atari 2600, Activision mostrò che una terza parte poteva conoscere l’hardware meglio del produttore stesso, costruendo giochi fluidi, leggibili e immediatamente distinguibili. Pitfall!, in particolare, diventò uno dei simboli dell’epoca pre-NES e un modello per il platform d’azione domestico.
Il crash del mercato americano del 1983 colpì anche Activision, pur senza cancellarla. La società si spostò sempre più verso gli home computer, acquisì Infocom nel 1986 e cercò di ampliare il proprio raggio d’azione. La fase Mediagenic, avviata nel 1988, segnò però un periodo confuso, con l’allontanamento progressivo dall’identità originaria e difficoltà finanziarie importanti. All’inizio degli anni ’90, sotto la guida di Bobby Kotick, la società tornò al nome Activision e iniziò una lunga ricostruzione, basata su acquisizioni, licenze forti e una presenza sempre più solida nel mercato PC e console.
Dalla seconda metà degli anni ’90 Activision cambiò scala. Tony Hawk’s Pro Skater, sviluppato da Neversoft, divenne uno dei fenomeni più riconoscibili dell’era PlayStation, mentre le licenze Marvel e Spider-Man rafforzarono il legame con il pubblico console. Nel 2003 arrivò Call of Duty, creato da Infinity Ward, destinato a trasformarsi nel marchio centrale dell’azienda. Con la rotazione tra studi come Infinity Ward, Treyarch e Sledgehammer Games, la serie passò dalla Seconda guerra mondiale alla guerra moderna, diventando uno dei pilastri commerciali dell’industria contemporanea.
Nel 2008 Activision si fuse con Vivendi Games, dando vita ad Activision Blizzard, gruppo che univa Call of Duty, Guitar Hero, World of Warcraft, Diablo e StarCraft. Nel 2023 Microsoft completò l’acquisizione di Activision Blizzard, portando Activision dentro l’ecosistema Xbox dopo una delle operazioni più discusse e costose della storia del settore. La sua eredità rimane doppia: da un lato l’azienda che difese l’idea del game designer come autore riconoscibile, dall’altro il publisher che più di molti altri ha rappresentato la trasformazione del videogioco in industria globale, seriale e ad altissimo investimento.
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