Introdotto da SEGA nel 1985, il System 16 fu una delle piattaforme arcade più importanti della seconda metà degli anni ’80. Arrivò in un periodo in cui le sale giochi erano ancora il centro tecnologico del videogioco e SEGA stava costruendo una forte identità arcade, in concorrenza con Namco, Konami, Taito, Capcom, Irem e Atari Games. Fu prodotto in diverse revisioni, tra cui System 16A e System 16B, e divenne una base versatile per action, corse, platform e conversioni poi arrivate anche su console.
L’hardware era basato su CPU Motorola 68000 a 16 bit, affiancata da uno Zilog Z80 per la gestione audio. La grafica 2D puntava su sprite hardware, fondali a tile, scrolling fluido e una resa molto pulita, con risoluzione tipica di 320×224 pixel. L’audio sfruttava il sintetizzatore Yamaha YM2151 FM, spesso accompagnato da chip PCM per effetti e campionamenti. Non esistono dati pubblici affidabili sulle unità distribuite, anche perché si tratta di una piattaforma arcade modulare e non di una console venduta al pubblico.
Il System 16 resta centrale perché anticipò parte del linguaggio visivo e sonoro SEGA che avrebbe poi influenzato anche il Mega Drive. La sua eredità passa da Shinobi, Altered Beast, Golden Axe, Fantasy Zone, Alex Kidd: The Lost Stars, Wonder Boy III: Monster Lair, Alien Syndrome e Cotton.