Memories

Dal NES al GameCube: la mia storia Nintendo tra Mario, Mega Man e Resident Evil 4

Un ricordo personale tra cartucce soffiate, pomeriggi su Mega Man, giochi Dragon Ball d’importazione, il ritorno a Nintendo con il GameCube e l’ossessione finale per Resident Evil 4.

Di Gianclaudio Pontecchiani 7 maggio 2026Tempo di lettura: 5 min.
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C’è stato un tempo in cui il mondo intero sembrava poter stare dentro un tubo verde. Bastavano una croce direzionale, due tasti e un vecchio televisore a tubo catodico per sentirsi davvero vivi. Era l’epoca dell’8-bit, del rumore secco delle cartucce inserite di sbieco, di quel “clack” che era già metà del divertimento, e del fiato sospeso davanti allo schermo che lampeggiava, mentre si soffiava nei contatti sperando che il gioco partisse.

A casa mia tutto cominciò con un Nintendo NES e una copia di Super Mario Bros. Fu un regalo dei miei, una di quelle mattine che non dimentichi perché senti, con la sensibilità elettrica dei bambini, che qualcosa è cambiato per sempre. Non so cosa ci fosse davvero in quell’oggetto rettangolare grigio, nei suoi controller squadrati quasi fino alla scomodità, in quell’immagine ferma su uno sfondo blu cobalto. Qualunque fosse la magia, però, funzionò.

Il negozietto di Genova

Poco dopo quel primo incontro, i miei genitori mi portarono in un negozietto di Genova. Uno di quei posti che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca, con odore di moquette stanca, plastica scaldata e polvere. Vendevano anche usato, e tornammo a casa con tre giochi scelti per motivi diversissimi.

Digger T. Rock lo prese mia madre, attirata da quel piccolo esploratore con la torcia in testa. Giocava anche lei, sì. E in fondo lo fa ancora oggi, ogni tanto, quando nessuno guarda e la nostalgia bussa un po’ più forte. Journey to Silius mi affascinava: lo mettevo spesso, ma all’epoca non riuscivo ad andare troppo avanti. Era un muro, ancora troppo alto per le mie capacità di bambino. Con Mega Man, invece, conobbi il dolore. E poi la gloria.

Finire Super Mario Bros. era stato divertente, una piccola esaltazione da record battuto, qualcosa che mi faceva sentire il più forte di tutti. Mega Man fu diverso. Lo giocai dopo Mario e fu una fatica bestiale, fatta di salti calcolati al millimetro, dita distrutte e tentativi ripetuti fino allo sfinimento. Ma quando finalmente arrivarono i titoli di coda, successe qualcosa che non avevo previsto.

Vidi Mega Man togliersi l’armatura blu, lasciare l’elmo e tornare a essere un ragazzino normale, in cammino verso casa al tramonto. In quel momento, a sei anni, mi scesero le lacrime. Ero sinceramente commosso. Ero felice per lui, come se lo avessi aiutato davvero a tornare a casa. Fu il mio primo contatto con il videogioco non solo come sfida, ma come emozione pura. Ancora oggi, scrivendo queste righe, quella scena mi torna addosso con una forza che non mi aspettavo.

Super Mario Bros.
Super Mario Bros. - Nintendo - 1985
Mega Man
Mega Man - Capcom - 1987
Digger T. Rock: Legend of the Lost City
Digger T. Rock: Legend of the Lost City - Rare - 1990

Gli anni del Super Nintendo

Poi arrivò il tempo delle console che non si potevano avere subito. Mentre nel resto del mondo la prima PlayStation stava già cambiando tutto, a casa mia arrivò il Super Nintendo. Tempi sfasati, certo, ma anche felicità purissima: Super Mario World, Super Mario All-Stars, le sportellate su Super Mario Kart.

Per me, che ogni anno andavo in Francia dai parenti, ci fu anche una rivelazione parallela: Dragon Ball. In Italia era ancora qualcosa per pochi, mentre lì era già culto totale. Nei negozi di giocattoli e nelle cartolerie trovavo gadget, figurine e soprattutto videogiochi. Picchiaduro improbabili, versioni giapponesi, titoli misteriosi pieni di scritte che non capivo.

Per riuscire a giocarli in Italia dovetti procurarmi un adattatore per i titoli d’importazione. Spesso finivo per vederli in bianco e nero a causa della frequenza video, ma non mi importava: vedere Goku muoversi sullo schermo valeva qualsiasi compromesso.

In quel periodo arrivarono anche i giganti. Donkey Kong Country, con quella grafica che sembrava miracolosa, e Killer Instinct, di cui ancora oggi porto dentro la colonna sonora. Ogni tanto la riascolto e mi sembra di sentire di nuovo quell’energia grezza uscire dalle casse della televisione.

Super Mario World
Super Mario World - Nintendo - 1990
Super Mario Kart
Super Mario Kart - Nintendo - 1992
Donkey Kong Country
Donkey Kong Country - Rare - 1994

Il tradimento Sony e il ritorno a Nintendo

Dopo il Super Nintendo salii anch’io sul treno della PlayStation. Era il 1998, con qualche anno di ritardo, ma l’impatto fu enorme. Fu anche il momento in cui feci una scelta netta: saltai completamente il Nintendo 64. Ero assorbito dal mondo Sony, e nel 2000 entrò in casa la PlayStation 2, un capitolo immenso della mia vita che forse meriterebbe un racconto a parte.

Eppure, dopo un po’ di tempo tra le braccia del monolite nero, iniziai a sentire che mi mancava qualcosa. Era una fame precisa, qualcosa che solo lo stile Nintendo sembrava poter saziare. Il rientro in orbita avvenne quasi per caso: un amico vendeva il suo GameCube viola. Lo presi al volo.

Dentro quel cubo magico trovai Super Mario Sunshine, Medal of Honor: Frontline e la promessa di titoli che avrebbero contato moltissimo, come Metal Gear Solid: The Twin Snakes. Prima ancora, però, mi immersi completamente in Metroid Prime. Fu un’esperienza alienante nel senso migliore del termine: l’esplorazione di Tallon IV, la visiera che si appannava con il vapore, la musica ambientale, il senso di isolamento. Mi sentivo davvero dentro l’armatura di Samus.

Super Mario Sunshine
Super Mario Sunshine - Nintendo - 2002
Metroid Prime
Metroid Prime - Retro Studios / Nintendo - 2003
Metal Gear Solid: The Twin Snakes
Metal Gear Solid: The Twin Snakes - Silicon Knights / Konami - 2004

Resident Evil 4 e il rito della plastica

C’era però un legame che non potevo spezzare. Nonostante il ritorno a Nintendo, ero profondamente legato a saghe nate o cresciute nella mia personale “fazione” Sony. Ero un fan sfegatato di Metal Gear e Resident Evil, e proprio per non perdere il filo delle mie storie preferite il GameCube diventò una scelta obbligata, grazie alle esclusive di quel periodo.

Prima del quarto capitolo mi ero già divorato Resident Evil Remake, che aveva trasformato la villa in un incubo tecnicamente impressionante, e Resident Evil Zero. Ero già sprofondato di nuovo nell’orrore Capcom quando arrivò la bomba: Resident Evil 4.

Non potevo semplicemente giocarci. Quel titolo rappresentava troppo. Era il punto d’incontro tra la mia fedeltà alle saghe storiche e il mio ritrovato amore per l’hardware Nintendo. Fu allora che feci il passo: diedi indietro il mio fedele GameCube viola. Non era un tradimento, era un’evoluzione. Lo scambiai con la stessa console, ma nella versione speciale grigia dedicata proprio a Resident Evil 4.

Non fu un capriccio da collezionista compulsivo. Fu una specie di rito. Avevo bisogno che anche la plastica, non solo i pixel, raccontasse quella fase della mia vita. Volevo che la console stessa portasse il nome del gioco che stavo amando. Avevo bisogno di possedere quel pezzo di storia, grigio e freddo come la nebbia del villaggio di Leon, per sentire che il cerchio si era chiuso.

O forse no. Forse certi cerchi, con i videogiochi, non si chiudono mai davvero. Continuano a girare, come una cartuccia infilata di traverso, come un disco che riparte, come un vecchio ricordo che basta pochissimo a riaccendere.

GameCube Nintendo Resident Evil 4 Capcom
GameCube Nintendo Resident Evil 4 Capcom
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PierX

Che racconto fantastico, adoro questo format! E che roba RE4! Quando ho visto l'inquadratura sopra la spalla e i Ganados che mi rincorrevano con la motosega... raga, mi sono letteralmente saltate le coronarie. Ho passato notti in bianco a grindare per potenziare la Red9, roba che oggi ce la sogniamo un'atmosfera del genere. Grandi, mi avete fatto tornare ragazzino per cinque minuti.