Quando si pensa all’impatto dei KISS sulla cultura pop, la mente corre subito a stadi infuocati, assoli di chitarra fumanti e, soprattutto, a un impero del merchandising che non ha eguali nella storia della musica. Dai fumetti stampati con il loro vero sangue fino alle bare personalizzate, Gene Simmons e Paul Stanley hanno apposto il loro iconico logo letteralmente su qualsiasi cosa. I videogiochi, ovviamente, non potevano fare eccezione.
Tuttavia, la band newyorkese non si è limitata a concedere in licenza qualche brano per i giochi musicali: il Demone, lo Starchild, lo Spaceman e il Catman hanno invaso personalmente le nostre console, diventando protagonisti di titoli dedicati e regalando cameo che sono entrati di prepotenza nella leggenda del retrogaming. Preparate gli stivali con la zeppa e il face painting, perché stiamo per intraprendere un viaggio a tutto volume nella storia digitale dei KISS.
L’incubo in prima persona: Psycho Circus
Il fiore all’occhiello, nonché l’esperimento più bizzarro dell’intera discografia videoludica della band, è senza ombra di dubbio KISS: Psycho Circus – The Nightmare Child, rilasciato nel bollente luglio del 2000 per PC e successivamente sbarcato sul compianto Sega Dreamcast. Sviluppato dai ragazzi di Third Law Interactive, il gioco non era un rhythm game o un’avventura musicale, bensì uno sparatutto in prima persona brutale, cupo e viscerale, mosso dal motore grafico LithTech e ispirato all’omonima e macabra serie a fumetti ideata da Todd McFarlane.
La trama era un delizioso tripudio di follia dark fantasy. Il giocatore non controllava direttamente i membri della band fin dall’inizio, ma vestiva i panni dei musicisti di una tribute band chiamata Wicked Jester (un geniale riferimento ai Wicked Lester, la band pre-KISS di Paul e Gene).
Facendosi strada a suon di piombo ed esplosioni in un circo da incubo infestato da clown demoniaci e bestie grottesche, i protagonisti dovevano recuperare frammenti di antiche armature magiche. Raccogliendole, si trasformavano fisicamente negli “Antichi”, ovvero gli alter-ego cosmici e onnipotenti della band: The Demon, The Starbearer, The Beast King e The Celestial. Nonostante una cronica ripetitività di fondo, il gioco fu lodato per le sue atmosfere surreali e per un level design che mescolava sapientemente l’azione frenetica di Quake all’estetica heavy metal.
Flipper virtuali e carriere tascabili
Purtroppo, non tutti i tentativi di capitalizzare il marchio si rivelarono altrettanto ispirati. Nel 2001, i possessori di PlayStation 1 e PC subirono l’arrivo di KISS Pinball. Mentre lo storico flipper elettromeccanico prodotto dalla Bally nel 1979 rimane tutt’oggi un Sacro Graal costosissimo per i collezionisti di tutto il mondo, la sua controparte virtuale si rivelò un mezzo disastro. Afflitto da una fisica della pallina a dir poco irrealistica, tavoli dal design confusionario e un comparto grafico sfocato, il titolo finì rapidamente nel dimenticatoio, ricordato solo dai fan più irriducibili e completisti.
Molti anni dopo, per la precisione nel 2017, la band ha tentato la conquista del mercato smartphone con KISS Rock City, un gestionale musicale che vi metteva nei panni di una band emergente. A guidarvi attraverso le insidie del music business, tra contratti discografici e concerti nei pub, c’erano proprio le versioni digitali di Gene Simmons e Paul Stanley, pronti a elargire consigli cinici e battute a effetto con le loro voci registrate per l’occasione.
I cameo leggendari: dallo skateboard ai carri armati
Se la loro carriera come protagonisti assoluti ha vissuto di alti e bassi, le loro incursioni come ospiti speciali in altre saghe videoludiche rasentano la genialità assoluta. Il picco massimo, quello che ancora oggi fa commuovere i trentenni, avvenne nel 2003 con la pubblicazione del capolavoro Tony Hawk’s Underground. Nascosto all’interno del livello di Melbourne, i giocatori potevano scovare uno stage segreto chiamato “Hotter Than Hell”.
Invece di raccogliere le classiche lettere della parola S-K-A-T-E, bisognava collezionare le lettere K-I-S-S per scatenare l’apocalisse: il livello si trasformava in un concerto live in motion capture della band che suonava “Rock and Roll All Nite”, completo di sputafuoco ed esplosioni. E la ciliegina sulla torta? Gene Simmons era uno skater segreto sbloccabile, capace di chiudere trick folli sputando fiotti di sangue pixelato sulla tavola.
L’epoca d’oro di Guitar Hero e Rock Band ha ovviamente attinto a piene mani dal loro sconfinato catalogo, ma nel 2010 Gene Simmons decise di superare il concetto di semplice licenza musicale. In Guitar Hero: Warriors of Rock, il bassista prestò la sua inconfondibile voce graffiante al “Semidio del Rock”, fungendo da narratore onnisciente per l’intera e tamarrissima modalità campagna del gioco, guidando i giocatori nella crociata contro la Bestia meccanica.
L’invasione si è spinta persino oltre l’immaginazione con cameo animati nel titolo mobile Family Guy: The Quest for Stuff (dove Peter Griffin incontrava i suoi idoli al “Peter Palooza”) fino ad arrivare a una collaborazione a dir poco surreale e freschissima con il colosso bellico World of Tanks Modern Armor. Nell’evento “Metal Fest” del 2025, i giocatori hanno potuto sbloccare i membri della band come comandanti di carri armati in vero e proprio 3D, con Gene e Paul tornati nuovamente in sala di registrazione per incidere dialoghi militari su misura, fondendo l’arte della guerra con quella dell’hard rock.
Conclusione: l’immortalità digitale
La cosa più affascinante di questa lunga parabola videoludica è che, in fin dei conti, la linea di demarcazione tra la vera band e i personaggi dei videogiochi è stata ufficialmente cancellata. Alla fine del loro tour d’addio al Madison Square Garden nel dicembre del 2023, i KISS hanno svelato al mondo i loro avatar olografici creati in collaborazione con la Industrial Light & Magic.
Da quel momento, la band ha smesso di essere composta da carne e ossa, trasformandosi letteralmente in un costrutto digitale pronto a suonare in eterno. Dai poligoni spigolosi del Dreamcast fino agli avatar iperrealistici del futuro, la storia ci insegna una grande verità: il rock and roll non muore mai, al massimo riceve un fantastico aggiornamento grafico.