Virtual boy

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Se dopo aver letto il titolo di questo articolo proverete a digitare le parole Virtual Boy su qualsiasi motore di ricerca, troverete tutte le informazioni disponibili riguardo questa macchina caduta nel dimenticatoio per alcuni troppo presto, per molti altri sempre troppo tardi.
Scoprirete le sue origini travagliate, l’idea geniale e dannatamente avveniristica per i tempi (correvano selvaggi e irrequieti gli anni Novanta, figli illegittimi della ribelle e colorata decade precedente) e il suo inevitabile quanto catastrofico tracollo che lo portò a diventare una grandiosa scommessa fallita. Ma fu vera infamia? Ai posteri retro-gamers l’ardua sentenza. Per quanto mi riguarda, voglio prendervi per mano e mostrarvi, come sempre, l’altra prospettiva.

Quella che nessuno prende mai in considerazione, perchè è così facile e attraente salire sul carro dei vincitori e inneggiare ad Halo e Metal Gear Solid, che spesso ci si dimentica della fosse dei leoni dove sono stati gettati gli eroi tragici del mondo videoludico.
Sono i Perdenti a dare lustro ai Vincitori, e spesso sono anche molto più interessanti di loro.
Un po’ di Storia, ma non troppa, giusto un aperitivo da spizzicare in piedi prima di accomodarsi a tavola: il Virtual Boy fu dato alla luce nel 1995 da Gunpei Yokoi.
Un nome che è già leggenda, una leggenda che fu mentore di quel Miyamoto che tutti gli appassionati di videogames, anche al di là del marchio Nintendo, non possono non apprezzare e ammirare.
Quegli anni furono molto turbolenti all’interno dell’industria videoludica, la Playstation era in procinto di diventare una solida realtà, il Nintendo 64 sarebbe presto salito in sella al suo destriero fatto di tridimensionalità per combattere il prossimo colosso del ventunesimo secolo e, in tutto questo, la più grande ed innovativa (e remunerativa) creazione di Yokoi imperversava in tutto il mondo dominando classifiche e facendo innamorare uomini, donne, ragazzi, ragazze, dinosauri kawaii e idraulici salterini: il Game Boy.

Vi dice qualcosa? Avendo ben chiara in mente questa scenografia dietro i nostri protagonisti vincenti, ci risulterà ancora più anomalo (si veda alla voce: suicidio commerciale) l’idea di creare una consolle del genere, a dir poco pittoresca.
Virtual Boy si presentava nei negozi come un visore installato su un supporto coadiuvato da un joypad con tanto di croce direzionale.
Quello che per noi oggi è la norma, allora non lo era: non dimentichiamo che il sistema a croce direzionale fu introdotto proprio dal Game Boy grazie a Yokoi.
Il visore permetteva all’utente di giocare “entrando” nel mondo offerto dalla consolle di gioco, ma la scelta dei colori, con quel rosso acceso e psichedelico, e l’affaticamento che riscontrarono coloro che giocavano per più di un’ ora, non aiutarono il Virtual Boy a fare breccia.
Non poteva essere definito portatile, ma nemmeno una consolle casalinga come il fratello maggiore nato da poco, il NES.

Il Virtual Boy andò fuori produzione dopo circa sei mesi.

Il Virtual Boy è un Perdente.

Il Virtual Boy è Geniale, e i geni, come gli eroi, non muoiono mai veramente.

Il nostro Club è diventato da pochi giorni la nuova casa del Virtual Boy.
Entrando, vi basterà voltare il capo verso sinistra e puntare gli occhi verso il Ragazzo Rosso, mi piace chiamarlo così, in amicizia.
Non potete sbagliare, perchè il visore del Virtual Boy ricorda a tutti gli effetti gli attuali e ultramoderni visori per la realtà virtuale, e il joypad è talmente perfetto nella sua forma user-friendly e dallo stile volutamente futuristico che non potrete resistere al richiamo. Avvicinandovi potrete allungare la mano verso il bancone e approfittare delle nostre cibarie sempre pronte per ogni evenienza e coronare il tutto con un bicchiere di dolce gentilmente offerto da Gianlorenzo e Giulio, le Double G etiliche più famose della nostra grande famiglia amante dei pixel.
Avvicinandovi ancora di più, senza avere paura ragazzi perchè il Virtual Boy non aspetta altro che voi, potrete accendere la macchina e posare la fronte sul visore, aprire gli occhi e possedere il joypad con la potenza nelle mani di un Rastan prima maniera, o un Conan se preferite l’eroe di Howard.

Riuscirete a sentirla, l’emozione? La vibrante sensazione che si prova ogni qual volta ci si affaccia dalla finestra della nostra realtà conosciuta per gettare lo sguardo verso abissi mai nemmeno immaginati? Ecco, fate vostro questo laccio sul cuore in grado di emozionarvi, perché io l’ho fatto e mentre scrivo ne porto ancora i segni addosso, come un amante che non è stato deluso dal bacio che aspettava di ricevere da tutta una vita.
Il Virtual Boy mi ha regalato una spettacolare partita a Red Alarm (sparatutto di concezione innovativa) dopo avermi fatto provare cosa significa giocare a Wario Land in un modo tutto nuovo.
Il suo rosso fiammante, che tanto aveva fatto gridare allo scandalo al momento della sua uscita, è semplicemente una peculiarità dello schermo, potete amarlo oppure odiarlo, ma in ogni caso vi lascerà senza parole.

Le voci secondo cui il Virtual Boy fu fatto uscire troppo presto, quando ancora altro non era che un prototipo, e che Yokoi stesso si infuriò a morte per questo motivo e lasciò la Nintendo per sempre dopo tutti i suoi successi, non fanno altro che aumentare il rammarico di una gigantesca occasione perduta.
E forse è proprio così, forse il Ragazzo Rosso ha fatto la sua comparsa in un mondo che non era affatto pronto per lui, e questo ha segnato il suo destino.
Forse per tutti rimarrà un Perdente, una scatola di cartone archiviata in tutta fretta e nascosta in fondo, nell’angolo più remoto della bacheca Nintendo, così che tutti quanti possano ammirare i compagni più fortunati in prima fila, luminosi e baciati dalla gloria, eppure…
Eppure c’è stato un momento, l’altra sera, in cui è successo qualcosa, e voglio condividerlo con voi.
Tutti i presenti erano impegnati nelle loro attività, c’era chi beveva e parlava di eventi, chi si cimentava a sfidare il gioco del mese per battere il record del momento e chi invece preferiva semplicemente sfogliare qualche rivista in piedi.
Io invece ero lì, davanti al Virtual Boy.

Eravamo solo io e te, ragazzo, e nessuno ci avrebbe disturbato per qualche minuto. Era il momento giusto, e quando arriva te ne accorgi, lo senti sotto pelle, è come un formicolio, come quando stai per confessarglielo con il batticuore alla persona che ami, che sarà lei e soltanto lei. Ti ho toccato, con le dita ho percorso il tuo visore, e che tu mi creda oppure no, ho visto tutto. L’idea che ha preso forma, le persone che hanno lavorato con dedizione e con la voglia di rivoluzionare ancora il mondo dei videogiochi per andare oltre, creatività al potere, e che la fantasia regni su tutto e permetta a coloro che ne subiranno il fascino di dimenticare per qualche ora tutte le ansie e le preoccupazioni di una vita che a volte ci sfugge di mano. E allora c’era bisogno di qualcuno come te, come voi. Fai parte di una famiglia che non ha smesso di crescere dopo la tua venuta, ma questo non significa che tu non ne faccia più parte.

Ho sorriso, sai? Quando ho posato il pollice sul pulsante d’accensione sul tuo joypad, e stavo per accenderti di nuovo. Ho sorriso perchè sapevo che l’avrei fatto ancora. E ancora. Te lo prometto, Virtual Boy. Sei un Perdente, è vero.
Ma sai che c’è? Il mondo si rifiuta di capire chi o cosa che rompe gli schemi, e poco importa che questo stesso mondo sia andato avanti dopo la tua venuta.

Io tifo per te.
Noi tifiamo per te.
Ora sei il nostro Perdente, e tutti potranno giocare con te al Club.
Bentornato a casa.
E lo sai che come dico sempre… non c’è posto come casa.

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