Street Fighter II – The World Warrior

CP System – 1991 – CapCom – Arcade

street fighter II the world warrior

Nel 1991 il mondo fu scosso da una violenta esplosione: Capcom, nota software house giapponese, lanciò una bomba dall’impensabile violenza. Non si trattò infatti di un semplice congegno esplosivo, bensì di una bomba atomica, i cui effetti furono così letali da plasmare l’evoluzione stessa dell’industria videoludica per gli anni a venire.

Il nome in codice dell’ordigno era ‘SFIIWW’, meglio conosciuto come Street Fighter II: The World Warrior. Recensire uno dei video-games più iconici e famosi del mondo è come trovarsi ad analizzare e a giudicare una divinità, verso la quale io, piccolo ed indegno mortale, dovrei solo chinare il capo, tacere e portare rispetto. Mi dicono però che devo tirare fuori il coraggio e affrontare di petto questa situazione… Ok allora, facciamolo.

Ai suoi tempi

Quattordicesimo titolo ad essere realizzato su scheda ‘CP System’, Street Fighter II è il seguito di quello Street Fighter che nel 1987 apparve con una certa virilità sulla scena arcade, lasciando sì il segno, ma non ancora in modo così marcato ed epocale. 
Gli anni ‘80 erano finiti e gli anni ‘90 iniziavano ad ingranare, e fu in un fatidico giorno del Febbraio ‘91 che avvenne la deflagrazione…

Street Fighter II: The World Warrior irruppe nelle sale arcade nipponiche ed ebbe un effetto sconvolgente sulle masse che ancora vedevano nel glorioso Final Fight il massimo e più riuscito esempio di grafica cazzuta, massiccia e virile: le innovazioni e i concetti gettati da Street Fighter quattro anni prima raggiunsero ora decisiva stabilità. 
Quello che colpiva trovandosi per la prima volta davanti al cabinato di Street Fighter II erano gli sprites dei personaggi, i quali apparivano più grossi, compatti e definiti di qualsiasi altro titolo arcade di quel tempo… e poi il design pulito e accattivante, e ancora i superbi e dettagliatissimi stage di gioco, accompagnati da grandi temi sonori che entravano in testa e non ti abbandonavano più…E a distanza di anni ormai passati, si ripensa a questo Street Fighter II e vengono alla mente personaggi leggendari, colori brillanti, suoni potenti, sonorità epiche e grandi sfide competitive con gli amici… Wow, che gioco.

I personaggi

Ma vediamo di iniziare il nostro viaggio nello straordinario titolo Capcom!
Direttamente dal primo Street Fighter ritroviamo Ryu e Ken, ai quali si aggiungono sei nuovi lottatori liberamente selezionabili, ognuno con il proprio stile di lotta e mosse speciali: Guile, un militare della ‘United States Air Force’; Zangief, un enorme lottatore russo di Wrestling; Dhalsim, un maestro indiano di Yoga; Blanka, un essere mezzo uomo e mezzo bestia; E. Honda, un potente lottatore di Sumo, e infine la bella artista marziale cinese Chun-Li. Riguardo Chun-Li, questa è da molti considerata come la prima lottatrice femminile selezionabile in un gioco di combattimento: cosa non propriamente vera, perché in Yie Ar Kung-Fu II (Konami, 1986) la lottatrice Lan-Fang era già selezionabile nella modalità a due giocatori. È però vero che il successo planetario riscosso da Street Fighter II determinerà una progressiva invasione di lottatrici femminili in questa tipologia di giochi.

Vittoria o sconfitta?

Quindi, nei panni di uno degli otto fighters elencati, il giocatore si ritrova a girare il mondo partecipando a combattimenti ‘1 VS 1’ strutturati su due o tre round: l’obiettivo di ogni round è ovviamente stendere l’avversario spaccandolo di pugni e calci rotanti, riducendo a zero la barra dell’energia vitale prima dello scadere del tempo. 
Se entrambi i contendenti vanno contemporaneamente Ko, oppure se il tempo finisce con i lottatori che possiedono uguale energia, si va in ‘Double Ko’ o in ‘Draw Game’. Ciò implica un round addizionale con la regola del ‘Sudden Death’: chi vince questo round, vince il match. Se a questo punto non salta ancora fuori un reale vincitore, si continua a combattere; infatti, un match può arrivare addirittura fino a dieci round! 
Se entro la fine del round finale non c’è ancora un vincitore, allora l’avversario controllato dal computer vince per default, oppure, nel caso di sfide a due giocatori, entrambi i combattenti subiscono sconfitta.

Dopo aver fatto capitolare i sette avversari base è necessario affrontare la sfida contro i quattro ‘Grand Masters’: nell’ordine questi sono il pugile afro-americano Balrog, il ninja spagnolo Vega, il campione di thai boxe Sagat e infine il perfido Generale M. Bison, il vero boss finale del gioco, leader dell’Organizzazione criminale Shadaloo.  

Ogni tre match viene poi data la possibilità di partecipare a tre divertenti ‘bonus stages’ i quali ci ricompenseranno con punti bonus aggiuntivi.
Questi sono: 1) distruzione di un’automobile, 2) distruzione di venti botti di legno in caduta da un nastro trasportatore, 3) distruzione di sei bidoni infiammabili impilati uno sopra l’altro.
Tutti e tre dovranno ovviamente essere portati a termine a suon di calci e pugni: un applauso speciale va al ‘bonus stage’ dell’automobile – ispirato a quello precedentemente visto in Final Fight – talmente epico e buzzurro da diventare uno dei simboli distintivi di Street Fighter II!

street fighter II the world warrior

Combo di mosse

Dal primo Street Fighter ritroviamo la configurazione ad otto direzioni del joystick e i sei pulsanti d’attacco: lo stick direzionale è usato per muovere il lottatore avanti e indietro, saltare, accovacciarsi e adottare una posizione di guardia per ripararsi dagli attacchi dell’avversario. Ci sono ancora i tre tasti per i pugni e i tre per i calci, di differente forza e velocità. È poi possibile eseguire tutta una serie di mosse base in qualsiasi posizione, incluse prese e atterramenti, non presenti nel primo episodio, e che amplificano notevolmente la spettacolarità dei match. Il giocatore può eseguire le ‘mosse speciali’ tramite particolari movimenti dello stick direzionale in unione ai pulsanti d’attacco: mezzelune, quarti di luna, indietro due secondi, avanti e pugno, basso due secondi e poi alto e calcio… insomma, una più che soddisfacente gamma di combinazioni. 
È poi interessante citare il fatto che un ‘bug’ nel codice di gioco permette di ‘cancellare’ certe mosse durante la loro animazione e quindi immettere un’altra mossa, in modo da permettere una combinazione di varie tecniche base e speciali. 

Otto personaggi selezionabili, otto distinte personalità, vogliono dire otto differenti modi di giocare. Spetta solo a noi scoprirli tutti! Se, per l’appunto, Ryu e Ken risultano adatti sia ai principianti sia ai giocatori esperti, e questo grazie al loro giusto equilibrio di forza, tecnica e velocità, troviamo per contro personaggi molto pesanti e lenti, ma dalla forza mostruosa (Zangief), oppure quelli pesanti ma dotati di buona agilità e di attacchi rapidi e letali (Honda e Blanka). Velocità, agilità e forza si concretizzano nel poderoso gioco di gambe di Chun-Li, mentre Guile è invece un buon compromesso tra agilità e sana potenza; infine Dhalsim, che con i suoi arti allungabili è apparentemente il personaggio ‘più facile da usare’ che te la risolve, in pratica si rivela essere uno dei lottatori più difficili da padroneggiare…

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Gli adattamenti

Il primo adattamento del gioco arriva, scintillante, sul Super Famicom di Nintendo nel Giugno 1992, a cui segue la versione americana per Super NES nel mese di Agosto, e quella europea nel Dicembre dello stesso anno. 
Ovviamente molti aspetti dell’originale da bar vengono semplificati per adattarsi alle più piccole capacità di memoria della console Nintendo. 
La stessa Capcom realizza il “Capcom Power Stick Fighter”, uno speciale arcade-stick fatto appositamente per il gioco, e dotato della caratteristica di essere retrocompatibile con il NES. 
Tra il ‘92 e il ‘93 è la U.S. Gold a pubblicare versioni di The World Warrior per vari home computer come Amiga, Atari ST, Commodore 64, PC DOS e ZX Spectrum. Il porting per PC DOS, realizzato da Creative Materials, se all’apparenza sembra di ottima fattura, in fase di gioco mostra tutte le sue lacune tecniche e una fastidiosa trascuratezza di gameplay. Oltre all’avere solo due pulsanti di attacco (uno per i pugni e uno per i calci), questa conversione è inoltre criticata per avere mosse speciali molto difficili da eseguire e controlli che non rispondono quando si utilizza la tastiera. Anche gli adattamenti per gli altri sistemi sopra elencati, sempre realizzati da Creative Materials, vanno purtroppo incontro a pesanti ridimensionamenti e compromessi tecnici, con risultati tutt’altro che brillanti. 

Interessante spendere qualche parola in più per un bootleg autorizzato sviluppato dalla taiwanese Hummer Team e pubblicato dalla Yoko Soft nel ‘92 per il Nintendo Famicom: il gioco si presenta come una versione semplificata del titolo Capcom, dove è possibile scegliere solo Ryu, Chun-Li, Guile e Zangief. 
C’è anche Vega (M. Bison) come boss finale, anche se il suo nome è qui ‘storpiato’ in “Viga”. Del gioco esistono diverse versioni ‘alternative’ dai titoli più disparati…

Anche il Nintendo Game Boy riceve il suo adattamento di Street Fighter II: uscito nell’Agosto 1995 in Giappone, a Settembre in Nord America e in Novembre in Europa, questa versione vede la perdita di tre lottatori (Dhalsim, E. Honda e Vega), anche se i restanti nove sono giocabili (compresi Balrog, Sagat e M. Bison). Benché questa versione per il portatile di Nintendo riporta il titolo Street Fighter II, la grafica, i ritratti dei lottatori e gli stage di gioco si basano su Super Street Fighter II. Dato che il Game Boy possiede solo due pulsanti, la forza di pugni e calci è determinata da quanto il giocatore tiene premuto uno dei tasti. 

Per completezza mi sembra giusto e doveroso ricordare l’esistenza di Street Fighter II: Ken Sei Mogura, un rarissimo e curioso gioco ‘Whack-A-Mole’ sviluppato da Capcom in collaborazione con Togo/Sigma, e pubblicato in arcade nel 1994 dalla stessa Capcom per il solo mercato giapponese: realizzato sempre su scheda ‘CP System’, il gioco funziona come un qualsiasi altro ‘Whack-A-Mole’ game, in questo caso basato però sul videogioco di Street Fighter II.
Il primo giocatore assume il comando di Ryu, il secondo di Chun-Li… e le ‘talpe’ da colpire con il martello in dotazione hanno le fattezze di M. Bison… Molto simpatica l’intro che mostra Ryu e Chun-Li in versione super-deformed dare possenti martellate sul testone di Bison nel suo stage thailandese… Non c’è che dire, un titolo bizzarro e originale.

Street Fighter II è pesantezza, dinamicità, è solida fisicità tradotta in pixel. Verrà idolatrato, copiato… diverrà il nuovo punto di riferimento e base di concepimento dei ‘VS Fighting’ games. Nonostante la serie si sia notevolmente evoluta nel corso degli anni, offrendo episodi dal gameplay sempre più limato, fluido, sciolto e tecnico, questa prima installazione della serie di Street Fighter II rimane ancora un punto di riferimento imprescindibile, un esempio di stile, capace di ipnotizzare e divertire ad ogni singola partita. E poi non dimentichiamoci la modalità ‘VS’ per le competizioni con gli amici, opzione questa che rende il nostro Street Fighter II: The World Warrior un gioco praticamente eterno. 
Se in pieno anno 2016, noi, uomini col delicato cuore di ragazzini, siamo ancora qui, gasatissimi, a giocare a questo titolo, rimanendo sempre a bocca aperta davanti a cotanto prodigio grafico e tecnico, ad esaltarci nel sentire Ryu e Ken urlare virtuosi “Shoooooryuken!!” e ad eccitarci come bambocci in piena fase ormonale ogni qual volta udiamo il fragoroso suono scaturito dall’impatto di un ‘pugno potente’ andato a segno, è perché ci troviamo al cospetto di un qualcosa che trascende. 
Street Fighter II: The World Warrior è vera Opera d’Arte, intramontabile ed immortale.

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