Crossed Swords

 MVS Release: 25/07/1991 – Developer: ADK – Publisher: ADK – Meg count: 46 – Genre: Hack and slash / Action RPG

Crossed swords

Ad una prima, superficiale analisi, l’idea di un picchiaduro a scorrimento con visuale in soggettiva sembra un’eresia.
Anzi, peggio: una di quelle trovate funzionanti sulla carta ma che, alla prova dei fatti, fanno crollare come un castello di carte tutto il contesto ludico che vi si è costruito attorno.
Eppure, nell’estate del 1991, una piccola squadra di programmatori alle prese con la potenza di un nuovo sistema da sala, riuscì nel piccolo miracolo di vincere legittime diffidenze ed ingiustificati risolini di scherno, realizzando una delle più originali e riuscite reinterpretazioni del genere videoludico più conservatore mai esistito.

Ambientazione e caratteristiche

Ambientato durante un medioevo fantastico e pericoloso, tra villaggi, castelli, foreste, catacombe e grotte infestate da un esercito di creature terrificanti, Crossed Swords infrange con fiera tenacia regole che, soprattutto in quel periodo, si credevano essere come inscalfibili monoliti.

Il posizionamento della telecamera virtuale, posta dietro le spalle del cavaliere sotto il
controllo del giocatore, è ovviamente la novità che prima di tutte salta all’occhio.
Gli spostamenti sono limitati all’asse orizzontale, così come lo scorrimento delle schermate, che fungono da livelli da ripulire per proseguire nel gioco.

Di fronte al nostro prode guerriero arrivano ad intervalli regolari gli avversari, prima
singolarmente e poi in gruppi di due, tre o addirittura quattro unità.
Ed è a questo punto che comincia lo spettacolo, perché il sistema di combattimento rappresenta, oltre alla seconda fondamentale innovazione introdotta, anche il vero punto di forza di Crossed Swords.

Difendi e colpisci

Semplice da padroneggiare ma complesso da approfondire, pensato con intelligenza e realizzato con altrettanta efficacia ludica, il motore che muove la gestione degli scontri è infatti un concentrato esplosivo di spettacolarità e divertimento.
Crossed Swords richiede corretto tempismo e movimento per progredire; la regola base per destreggiarsi nei duelli è prima difendersi e poi colpire.

Crossed Swords

Attacco d’armi

Il giocatore brandisce un’arma e uno scudo e può proteggere la parte superiore o centrale del corpo.
Sono disponibili due differenti attacchi d’arma: l’attacco standard e l’attacco in affondo.
Il gioco permette un gameplay cooperativo con due giocatori presenti contemporaneamente su schermo.
Il cavaliere (o i cavalieri, se si gioca in due) è visibile sullo schermo “di spalle” e “in trasparenza”, sull’esempio di Punch-Out (Nintendo, 1984), tanto per capirci.
Il principio base prevede che la potenza dei colpi inferti cresca in maniera direttamente proporzionale al numero dei colpi parati. Un’apposita barra indicatrice si riempe man mano
che il giocatore utilizza in maniera utile il proprio scudo.
Ogni volta che un attacco avversario viene parato, il mostro che lo sferra abbassa la guardia per qualche decimo di secondo… ed è in quel momento che lo si può percuotere con la massima forza.

Viceversa, quando sono gli oppositori a proteggersi proficuamente da un colpo del detentore
del joystick (oppure quando questi manca il bersaglio menando a vuoto), la barra si azzera istantaneamente, lasciando il tapino alla mercè delle imbufalite entità demoniache.
L’estrema differenziazione delle orde rivali, la presenza di due tipi di fendenti e di un numero limitato di magie da utilizzare durante i momenti più ardui, completa un impianto interattivo incredibilmente evoluto e, per di più, dotato di regole di base che valgono tanto per il giocatore quanto per i suoi nemici, che si trovano ad agire in un regime di sostanziale equilibrio.

Tutto ciò va ad insaporire ulteriormente un’azione senza soste, condendola con strategie da
formulare in lassi di tempo apparentemente proibitivi.
Gli scontri divengono quindi adrenalinici ed esaltanti, resi progressivamente più spettacolari ed articolati da una curva di difficoltà perfettamente bilanciata, seppur mai tenera.
Il tasso di coinvolgimento viene amplificato da una resa fisica degli urti magistrale nel restituire la devastante dolorosità delle spadate andate a segno.
La presenza di armi aggiuntive (con caratteristiche diverse) acquistabili da appositi mercanti viaggiatori, e di bivi che consentono di variare il percorso, regalano nuovi e sapidi diversivi.
E Crossed Swords si trasforma, nel giro di poche partite, da curioso esperimento a monolitico marchingegno del divertimento, in grado di generare assuefazione in chiunque si lasci convincere ad affrontarlo.

Gioco ben curato

Obiettivo che l’opera targata Alpha Denshi centra anche con l’aiuto di un’estetica irresistibile.
La combinazione fra tratto grafico, colonna sonora ed animazioni, crea infatti un’atmosfera opprimente, sinistra, caratterizzata dallo sfoggio compiaciuto di un tasso di violenza costantemente sopra la media.

Le mostruosità da sconfiggere sono grottescamente aberranti, le ambientazioni da
attraversare splendidamente evocative, le musiche torbidamente inquietanti.
Di conseguenza, gli sfinteri rimangono perennemente contratti.
Un piccolo grande “cult” questo Crossed Swords.
Un gioco amorevolmente curato, originale ed in grado, sin dal momento dell’uscita, di ritagliarsi un comodo posto nel confortevole alveo dei cuori di tutti coloro che ebbero la fortuna di approcciarvisi.

Quattro anni dopo, Alpha Denshi ne realizzerà un seguito confinato nel ristretto recinto casalingo del Neo Geo CD: splendido anch’esso, ma purtroppo arrivato quando il poligono 3D aveva ormai vinto la sua breve e sanguinosa battaglia contro il disegno in bitmap.
Ed in un’epoca nuova e piena di scintillanti promesse, nessuno aveva più bisogno di quei piccoli, geniali, giochi minori di cui Crossed Swords è orgoglioso simbolo.

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