Burning Fight

MVS Release: 20/05/1991 – Developer: SNK – Publisher: SNK – Meg count: 54 – Genre: Beat ‘em up

burning fight

Film d'azione

Quando, nel 1991, il film “Resa dei conti a Little Tokyo” raggiunse i cinema di mezzo mondo, passò quasi inosservato. Era l’ultima porzione avanzata di un piatto, quello dei film d’azione a base di arti marziali, oramai nauseante persino per il più goloso degli appassionati. Appassionati che, del resto, ne avevano fatto una paurosa indigestione durante tutto il decennio precedente.

Eppure il film metteva in fila un grande regista di genere (Mark L. Lester), due protagonisti decisamente bene assortiti (Dolph Lundgren nei panni del roccioso ed integerrimo poliziotto Chris Kenner ed il figlio d’arte Brandon Lee in quelli del “collega scapestrato-ma-con-un-cuore-così”, Johnny Murata), un ambientazione fascinosa quanto basta (la Los Angeles dei primi anni ‘90, descritta portando per mano lo spettatore tra bassifondi, locali notturni e quartieri orientali) e dei cattivi che più cattivi non si può (gli appartenenti alla Yakuza, la temibile mafia giapponese).
Evidentemente tutto ciò non era abbastanza ed il film, con le sue scazzottate e sparatorie, i suoi dialoghi che tentavano maldestramente di essere brillanti senza riuscirci ed i continui, imprecisi e goffi riferimenti alla cultura nipponica, cadde subito nel dimenticatoio.
O meglio: cadde nel dimenticatoio per chi non aveva mai giocato un picchiaduro a scorrimento in vita sua. Perché agli occhi dei videoludo maniaci più invasati non sfuggì che “Resa dei conti a Little Tokyo” era, sin dal titolo, il film-picchiaduro a scorrimento perfetto.

Tutti gli elementi che lo caratterizzano citati in apertura rientrano infatti nel canone ideato da Spartan-X (Irem, 1984), perfezionato da Double Dragon (Technos, 1987) ed elevato ad altezze siderali da Final Fight (Capcom, 1989). 
Ci sono i luoghi, le facce, le dinamiche, i colori ed i suoni di uno dei filoni più amati ed odiati dell’intrattenimento elettronico classico.
È tutto così perfettamente scelto ed amalgamato da far chiedere a chi, già avveduto, se ne sottopone alla visione, quale sia l’ipotetico (ed inesistente) videogioco da cui l’opera di Lester è tratta. 

burning fight

Le caratteristiche del videogioco

Ed è qui che entra in scena Burning Fight, titolo per il potente Neo Geo che SNK fece uscire sul mercato lo stesso anno del film e che, in tutto e per tutto, potrebbe esserne la perfetta controparte videoludica.
Cambia il numero dei protagonisti (tre anziché due), ma ci sono i bassifondi, i quartieri e i distretti orientali, la Yakuza, le scazzottate (tante) e le sparatorie (poche).

La esile trama di Burning Fight, tanto per capirci, è la seguente: Duke Edwards e Billy King, due giovani poliziotti del “NYPD” ed esperti di arti marziali, seguono una pista che li porta in una metropoli giapponese a combattere i membri del clan Yakuza “Heiwa-Gumi”. 
Qui trovano un alleato in Ryu Saeba, ufficiale di polizia anch’esso esperto di arti marziali.
Il boss dei boss è curiosamente un occidentale, per la precisione un “mite” ometto italiano di mezz’età di nome Castella (Casterora in giapponese) armato di un bastone da passeggio al cui interno è nascosta un’arma da fuoco.
I nostri eroi devono, ovviamente, far capitolare il pover’uomo facendogli sputare sangue a suon di calci e pugni…
Fatto ciò, si arriverà al tanto agognato finale del gioco… finale che si presenta oggettivamente molto scialbo, limitato ai titoli di coda e ad un artwork con i tre lottatori.

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Città divisa in stage

Interessante sottolineare che la città che fa da sfondo alle scazzottate dai nostri eroi non viene mai palesemente nominata, ma trattasi comunque di una versione alternativa/fittizia di Osaka, la città “quartier generale” di SNK. Questo è evidenziabile da molti aspetti grafici presenti nel gioco: nel terzo stage è presente un edificio con una targhetta che reca la scritta “NeoGeo Corp.”, il quinto stage è ambientato nel porto della baia (infatti la città di Osaka si affaccia, per l’appunto, sulla Baia di Osaka) e durante la sequenza della stazione ferroviaria, la banchina del binario mostra il cartello della stazione di “Umida”, storpiatura di Umeda, uno dei distretti commerciali ed economici più importanti di Osaka.

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Attacco e difesa

Già dalle prime fasi di lotta si può notare come il sistema di gioco e l’atmosfera di Burning Fight siano fortemente influenzate dal Final Fight di Capcom: una scelta fra tre personaggi dei quali uno è il più veloce, vestito di rosso e con tratti asiatici (Ryu, che rimanda a Guy), uno con caratteristiche di forza e velocità più bilanciate che veste con blue-jeans, canottiera blu e scarpe sportive (Duke, ovvero il Cody della situazione), e il terzo è quello più potente e lento dei tre (Billy, ovvero Haggar). 
Con il tasto A si esegue una combinazione di attacchi veloci, il tasto C è per i calci, il tasto B è l’immancabile salto… si hanno poi a disposizione un attacco in salto, una presa, e infine la mossa speciale da effettuare premendo i tasti A+B, mossa grazie alla quale si atterrano tutti gli avversari nei paraggi a costo di una piccola porzione della propria energia vitale.

Come ulteriore cliché, il giocatore ha una barra d’energia di colore giallo, e può utilizzare le varie armi che trova lungo il percorso (coltelli, bō, bottiglie, pistole), così come può trovare ‘power-up’ in forma di cibo per ripristinare l’energia vitale o oggetti vari per aumentare il punteggio totale.

Una novità è la presenza di alcuni piccoli scenari nei vari livelli, generalmente delle stanze dove entrare ed accedere ad un’area bonus dove si devono neutralizzare vari nemici e distruggere tutti gli elementi dello scenario con i quali è possibile interagire, il tutto entro un determinato tempo; rompendo questi elementi si possono scoprire dei bonus da raccogliere che danno al giocatore una gran quantità di punti o addirittura ne rigenerano per intero l’energia. Inoltre, nel gioco fanno la loro comparsa i boss di metà livello che includono, tra l’altro, due wrestler modellati sulle fattezze di Hulk Hogan e di Macho Man Randy Savage.

A conti fatti, da un punto di vista esclusivamente ludico, Burning Fight è decisamente mediocre. Alla formula di Final Fight, come visto, aggiunge davvero poco ed il resto di quel che propone non fa certo gridare al miracolo, tra collisioni approssimative, ripetitività insostenibile ed una curva di difficoltà tarata piuttosto male.
Nonostante ciò Burning Fight affascina e si lascia giocare.
Saranno i colori caldi e vibranti, saranno i personaggi e i nemici stereotipati al limite del plagio eppure tutt’oggi efficacissimi nel portare su schermo suggestioni metropolitane che si credevano sepolte sotto il peso del tempo, o le sue ambientazioni che, pur gridando ai quattro venti l’epoca di provenienza, sanno creare un’atmosfera irresistibile proprio grazie alla loro ingenuità. Chi inizia a giocarci, finisce accalappiato da una forza misteriosa che non lo abbandona fino alla scarna sequenza finale.
E visto che è esattamente questo il compito di ogni buon videogioco, il rispolvero dell’arcaico Beat ’em up SNK qui in esame merita perciò più di un semplice pensierino.

Nel rigiocarlo, quindi, nessuno gridi al miracolo.
Ma nessuno gridi neanche allo scandalo se ci permettiamo di definirlo, a suo modo, un “piccolo classico”.

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